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Giu 23 2010

Nord e Sud Italia

Nei giorni in cui lo stato reclama ancora una crisi economica che, se pur  in via di risoluzione, è ancora fortemente in atto, la rete regionale del veneto “RETE VENETA” , Venerdì 15 gennaio 2010, ha pensato bene di riunire insieme diverse personalità intorno al “tavolo” settimanale di “FOCUS”.
A condurre il celebre talk show è il direttore della rete Luigi Bacialli. Tema del giorno: “E io pago!”, intendendo in tal modo evidenziare gli sprechi, i finanziamenti mancanti o  non correttamente sfruttati là dove invece elargiti, destinati al rilancio dell’economia nazionale e, più nello specifico, di quella veneta. Presenti al tavolo della disussione: Carlo Cavi (consigliere regionale), Senatore Antonio Pasinato, Luigi Brugnano (pres, Confindustria Venezia), Federico Caner (consigliere regionale), l’arch. Luisa Doriana Lombardo,.

A questo punto, sono certa che nella mente del mio paziente lettore, sia comparsa in “sovraimpressione” la domanda: <<ma in questo discorso ed al fianco di sì tali personalità (tra le quali anche qualche leghista), che accidenti ci fa l’arch. Lombardo (e siciliana)? Presto detto.
Un bel giorno ricevo una telefonata nel corso della quale mi si invita alla partecipazione della trasmissione sopracitata in veste di donna del sud che,  trasferita nel nord-est, vi ha anche ritrovato lavoro. La mia doveva solo essere la testimonianza di una professionista che ha potuto conoscere e sperimentare le realtà di vita e lavorative del sud e poi della più ricca e prosperosa regioni veneta.
Quella sera, tuttavia, proprio quest’ ultima erano sotto accusa in quanto, a parere dei presenti, trattasi di una regione non sufficientemente oggetto di finanziamenti nazionali atti al rilancio della sua economia e, più nello specifico, delle piccole e medie imprese che qui hanno fatto la ricchezza del territorio.
Ovvio che la mia storia esula da quella di molti emigranti costretti, loro malgrado, a lasciare la famiglia, nostra terra, il nostro sole, le acque calde e turchine del mare Mediterraneo, perché la mia è stata una scelta volontaria e voluta, sebbene condizionata da innumerevoli fattori. Fatto è che, in ogni caso, avrei anche potuto testimoniare cosa significa, cosa si prova, come si vive nel lasciare la propria casa (spesso di proprietà) e, soprattutto i propri affetti, l’aiuto ed il conforto di questi, per recarsi interre lontane, geograficamente oltre che culturalmente.
Ciò nonostante, quella che vissuto è stata una esperienza che, a mio avviso, per un motivo o per un altro, voluto o obbligato, tutti (e soprattutto le donne) dovremmo fare. Stare lontano da tutto ciò ci ha accompagnato per una vita, trovarsi da soli a dover affrontare le quotidianità, rapportarsi con un popolo diverso dal nostro, con una cultura altrettanto differente da quella a noi nota….., cambiare possibilmente mestiere, vi assicuro che fortifica il carattere, tempra la persona, come donna, come madre, come professionista (ps.- vale, ovviamente, anche per i maschietti!); amplia le conoscenze culturali ed intellettuali; aumenta sensibilmente la capacità di sopportazione della stanchezza, della tristezza, delle difficoltà; migliora le capacità organizzative; si razionalizzano più proficuamente tempo, impegno e risorse; ci si sveglia dal torpore indotto dall’indolenza o dalla consapevolezza che c’è sempre e comunque qualcuno della famiglia disposto ad aiutarci. In sostanza: essere soli, lontano mille miglia da casa, fortifica corpo e mente, rende più forti, coscienti e sicuri di sé.
Domanda che mi fu posta in diretta:
<<arch. Lombardo, lei che è siciliana, che ne pensa del fatto che il sud Italia vede le proprie casse rigonfie di finanziamenti statali, ben più cospicui di quelli destinati al nord? E perché, a suo avviso, gran parte di questi, sono stati sperperati senza produrre i benefici ed i risultati sperati per l’economia isolana? Che ruolo ha, in tutto questo,secondo lei,  la mafia?>>.
Venni presa dal panico. Sapevo che ogni mia parola, ogni mio giudizio in merito a questa assai delicata questione, sarebbe stato messo al vaglio, e forse sotto accusa, dal sud e dal nord, e dai mafiosi! Se avessi parlato della mafia in forma soft, quelli del nord mi avrebbero presa come la “classica siciliana” che, oltre che perennemente ritardataria (anche se io, per mia abitudine, spacco il secondo!), è anche reticente e che giustifica, o meglio, minimizza il problema (se non tenta addirittura di nasconderlo). Camminavo in campo minato!
Per iniziare tagliai la testa al toro asserendo che, per quanto mi riguardava, avrei solo potuto parlare dell’unico fenomeno mafioso che ho avuto modo di constatare di persona, ovvero del clientelismo che vige, che impera in ogni aspetto della nostra vita. Qualche esempio?
Il deficiente di turno che ti minaccia se non sposti l’auto che hai regolarmente piazzata nel parcheggio a pagamento, e legalmente consentito, a fianco ad una pescheria di via Odierna che pretende di “possedere” l’equivalente di tre posti auto senza averne mai pagato la relativa tassa Lui pensa di aver diritto a quella di possesso!). Mafia è anche il furbo che fa di tutto  per saltare il turno dal medico o alla posta, dove un impiegato compiacente si fa passare sottobanco un mazzo di bollette dell’amico, del parente…, mentre qualcuno aspetta, come un fesso, da ore. Mafia è il politicante che, dopo aver preso una multa per divieto di sosta dal vigile novellino, reo di non aver riconosciuto l’auto di quella personalità, fa cancellare la stessa multa dall’amico all’interno. Mafia è il perenne ostruzionismo nelle pratiche urbanistiche per il semplice cittadino, figlio di nessuno, costretto ad un andirivieni dagli uffici comunali che determinano un obbligato risuolamento delle scarpe, mentre l’altro, questa volta papavero, o figlio di un fiore,  che invece ha delle conoscenze in loco, che nel giro di tre giorni vede recapitare comodamente presso il proprio domicilio, tutto l’incartamento con relative autorizzazioni. Potrei continuare così all’infinito, ma evito per evitare di vomitare.
Da noi, tutto “è mafia”! Nei nostri comportamenti, nel nostro vivere quotidiano, nel nostro modo di pensare. Parte da lì il nostro male. Quello che fa la mafia organizzata è niente rispetto a quello che fa l’intero popolo siciliano, ogni santo giorno!
Non so quanto sia stato elargito dal governo a favore del mezzogiorno; non so in che misura, non so a favore di chi o cosa; non so a quanto ammonti la disparità tra quanto previsto per il sud e per il nord che contribuisce a pieno titolo a rimpinguare le casse sempre bucate del sud.
Ritengo però, che per quanti milioni di euro possano giungere al sud, sarebbero solo l’equivalente di granelli di sabbia al vento di Trapani, sperperati per finanziare società fantasma, attività o iniziative chiuse o interrotte il giorno dopo; professionisti che elargiscono consulenze inesistenti; politici super ricchi che viaggiano con autista e macchina di servizio e soggiornano in appartamenti di lusso in centro, con affitti ridicoli.
Ma la colpa di tutto questo, è solo nostra, prima ancora della mafia che ci chiede il pizzo e del governo che ci sottopone alla tortura cinese di tasse, codici, regole e leggi e burocrazia con i tempi lunghi da far crescere una barba pari a quella di capitan findus,  prima di poter aprire un’attività. Prima ancora…., siamo noi il problema. Noi che, a differenza del super organizzato popolo del nord, non siamo in grado di costituire società, di lavorare insieme, di associarci, di pensare al bene comune che, alla fine, determina anche il bene del singolo. Da noi, valgono regole come:
a)    meglio soli che male accompagnati;
b)    se non riesco a fare io, non farò fare nemmeno a te!
c)    Quello che sta fuori da casa mia non mi appartiene (quindi, se si trascura o distrugge, che importa?)
Non abbiamo proprio il concetto di organizzazione, cooperazione per uno scopo comune. Non riusciamo a far nostro il banale concetto che, al contrario invece, più persone implicano più risorse finanziarie, più idee, e possono ottenere molto più di quanto sia ottenibile da qualsiasi singolo, anche se intellettualmente e finanziariamente molto dotato.
La Sicilia è una terra ricca, preziosa in ogni suo aspetto. E’ pura poesia in ogni caletta, collina, piccolo centro che sia. Se solo i Siciliani ne capissero le potenzialità e le sapessero sfruttare e far fruttare! Questo, i popoli del nord, l’hanno capito da tempo e ne fanno buon uso. Loro parlano di crisi, temono di essere in retrocessione, ma non sanno di avere, proprio loro, in mano la “carta vicente”: quella appunto della cooperazione, del lavoro di squadra per vincere la partita! Loro sono lontani  anni luce da noi e, in un momento di lieve difficoltà quale quello che stanno vivendo al momento, non sperano nell’aiuto esterno, ma pensano a come rimboccarsi le maniche, come fare per riuscire INSIEME a riemergere e ad essere ancora una volta competitivi in Italia come all’estero. Cercano il modo di reinvestire le loro tasse, i loro guadagni nel loro stesso territorio (unica cosa che mi trova fortemente d’accordo con la lega – legittima richiesta, a mio parere!-).
Vogliamo, dunque,  imitarli? Vogliamo, una volta per tutti, superarli, accidenti? Anche per orgoglio: in tal modo non potranno più ritenerci gli “scrocconi” buoni a nulla, dell’intera Italia che “campano” sulle spalle delle regioni che invece producono, e bene, ogni santo giorno.
Svegliati, dunque, mio amato popolo! Rinasci agli antichi splendori! Questo è l’appello di una siciliana, orgogliosa di esserlo, che non disdegna di metterlo sempre in evidenza; che non cerca di nascondere la cadenza del suo parlare quando sta al nord (come fanno invece molti che conosco che solo dopo tre mesi di trasferta a Milano, tornano con l’accento milanese! Mi disgustano!); che rimarca sempre il suo essere isolana e siciliana perché è per lei motivo di vanto. Sono, tuttavia,  triste per come vadano le cose; non faccio finta di non vedere ciò che accade; ma sono tuttavia fiduciosa e convinta che con l’impegno di tutti, le cose negative possano trasformarsi in positive. Occorre solo crederci e lavorarci ogni giorno, ciascuno nel proprio piccolo, per far grande la NOSTRA TERRA nel mondo. Perché la Sicilia E’ GRANDE; ma dobbiamo fare in modo che anche gli altri se ne accorgano.

Luisa Doriana Lombardo

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